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Giuseppe

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Nato a Castelvetrano-Selinunte (TP) nel novembre 1958, dopo gli studi classici ha frequentato la “Scuola Libera del Nudo”, presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Dopo un lungo periodo di interruzione, nel 1995 ha ripreso a dedicarsi alla pittura, affiancando l’instancabile indagine d’arte con un’intensa attività espositiva, scandita da cataloghi di grande raffinatezza. Le sue opere sono state presentate in sedi e gallerie prestigiose, anche in capitali europee quali Parigi, Mosca, Dusseldorf, Budapest, Londra, Varsavia. Altrettanto importante la collaborazione con istituzioni parimenti prestigiose e il loro patrocinio: in proposito, ricordiamo fra l’altro: il Ministero di Giustizia, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Provincia di Trapani, il Comune di Palermo, il Comune di Forlì, la Regione Veneto, la Regione Sicilia, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, la Fondazione Banco di Sicilia, la Banca Popolare dell’Emilia-Romagna.  Al successo di pubblico e di critica, corrisponde la presenza di sue opere in numerose collezioni pubbliche e private. Vive e opera tra Palermo e Forlì.

Nella sua pittura, l’originaria radice naturalistica e figurativa ha ben presto virato nella direzione dell’informale, il fare stilistico più consono a concretizzare pittoricamente un’interiorità riflessiva e inquieta insieme, tesa a  cogliere le suggestioni paniche e cosmiche e gli interrogativi, i significati, i misteri insiti  nella natura, nella sua varietà e bellezza, nel suo vivere, nel suo continuo nascere, rinnovarsi, resurgere; insiti altresì nel cosmo, nell’immenso, avvolgente respiro, nella sconfinata, infinita estensione che gli sono propri. Chiaro il peso che in un ambito siffatto assume la valenza emblematica, affidata in primo luogo alle cromie, dalla significativa intensità: il verde è il colore del mare e della vegetazione, il blu, identificato con la notte e quindi col buio, è quello della tristezza, il giallo è il massimo della luce e quindi della positività, i rossi hanno tutto il calore e la violenza del magma vulcanico, tutta la sua forza esplosiva. Parimenti emblematico è il ricorso a plasmi ad olio, acrilico e smalto, nel cui ambito la materia cromatica, densa, raggrumata, solcata, è trattata sì da creare dinamici effetti e fascinazioni di luce e di profondità.

Così scrive Francesco Gallo, grande critico, amico ed estimatore di Bertolino: “L'armonia dell'astrazione è per Bertolino una costante, che sottende la tramatura dei quadri e li porta ad una trasmigrazione fantastica, in cui sono comprese, ma non visibili, le immagini di un reale scomposto nelle sue singole componenti e poi reso in purezza. In ampie campiture di colore, letteralmente attraversate da sferzature che ne marcano la personalità forte ed aggettante, con un senso plastico misto al tonalismo, l'artista trasforma gli elementi della realtà in impulsi per una nuova corsa nello spazio, vero suo mondo e vera sua sostanza. L'uso di cromature forti fa avvertire tutta l'importanza che l'autore dà all'opera come esperienza di una vita, lotta all'incertezza, ricerca del quid, che risolva gli enigmi e li trasformi in custodi e testimoni di un itinerarium, che non segna mai un exitu”.

Sempre Francesco Gallo, assai efficacemente sintetizza l’attuale approdo creativo ed estetico del nostro artista, rappresentato da “dittici, trittici, polittici nei quali Bertolino è andato sempre più riducendo lo spazio concesso alla citazione naturalistica, fino ad azzeralo o quasi. L’astrazione è vista come forza del linguaggio, aperto ad uno svolgimento delle sfumature, ma anche ai tagli netti della geometricità pura. Il suo scandaglio sulle matrici piatte del colore non si lascia spaventare dalla fatica di dover affrontare la differenza minima, lo spostamento molecolare del colore, dal pieno al vuoto e viceversa, con effetti che ogni volta si affidano alla raffinatezza dello spettatore, per essere notati ed apprezzati nella loro  pienezza. Le opere assumono forma esterna  verticale di carattere ascetico, per la loro purezza metafisica, all’interno di un’astrazione che ammette limiti  solo in se stessa, e forma orizzontale di tipo corale, metaforico, nel rapporto con l’invisibilità e con la volontà di assolutezza del pensiero.”

In questa ulteriore esperienza dello spirito e della ricerca, Giuseppe Bertolino prosegue, dunque, in un divenire che è continua acquisizione, costante  arricchimento.
 

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