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10 giugno 2021 - eclissi anulare di sole

Da sempre, dall’alba dei tempi – come appunto si è soliti dire – l’uomo guarda alla natura. Con rispetto, e fondato timore, si rivolge agli elementi che lo circondano per cercare di cogliere i segni di ogni cambiamento foriero di possibili disastri.


Osserva il movimento degli uccelli e degli insetti, per comprendere quando le nuvole porteranno presto la pioggia. Scruta la luna nei cieli, per calcolare quanto manca allo spostamento delle maree. Guarda a distanza gli animali per comprendere quanto sia vicino l’inverno.


In poche parole, l’uomo ha sempre cercato informazioni nella natura che lo accoglieva. Una ricerca legata alla sopravvivenza, certo, ma che nei millenni è talmente penetrata nell’atteggiamento umano, da indurre la nostra specie ad attingere ai segni della natura anche per prevedere il futuro o le sorti di una vicenda.

L’uomo, consapevole del distacco maturato dalla madre terra nel momento in cui si è allontanato dall’essere (un) animale – che invece vive in perfetta simbiosi con la natura – cerca quindi di supplire a questo deficit con il suo strumento più efficace, la mente e il pensiero.


Da questo momento prende il via una infinita storia che lega l’uomo alla natura in molteplici modi. Nell’antica Roma, ad esempio, gli aruspici erano particolarmente attenti agli auspicia oblativa, i segni che la natura offriva spontaneamente. Un tuono, il passaggio di uno stormo di uccelli, perfino una farfalla o un alito di vento poteva indicare l’approssimarsi di tremende sciagure o la buona sorte di una battaglia o di un affare.


In Cina e poi in Giappone, l’osservazione passiva della natura era ed è tuttora una delle forme più tradizionali di meditazione trascendentale. Focalizzare ogni attenzione sulla fiammella di una candela, ad esempio, è una delle pratiche Buddhiste più comuni ed efficaci.


Nell’induismo poi, molte divinità rappresentavano esse stesse delle forze della natura, come Surya il sole o Prithvi la terra; ad esse si offrivano sacrifici e queste manifestavano la loro volontà attraverso l’agire naturale.


Gli indiani d’America, poi, notoriamente molto connessi con il proprio ambiente, erano particolarmente attenti alle manifestazioni animali, oltre che agli elementi della natura; ad essi, come sappiamo, corrisponde una articolata visione archetipa che influenza molto l’intera cultura tradizionale.


E, tra i tanti segni che la natura poteva offrire agli uomini in modo inatteso, c’erano poi accadimenti che, agli occhi dei nostri progenitori, possedevano indubbiamente qualcosa di straordinario e soprannaturale. Tra tutti domina l’eclissi di sole.


Che fosse totale o parziale, osservare il disco solare – oggetto di culto praticamente in tutto il globo – oscurarsi era un evento terribile e inspiegabile!


Per noi può sembrare assurdo, ma per i popoli nordici, già sofferenti per le interminabili notti, osservare inermi l’arrivo del buio durante il giorno era davvero pauroso. Sól (la dea del sole) era rincorsa infatti da Sköll (il dio lupo che cercava di divorarla), in un ciclo fortunatamente senza fine; l’arrivo dell’eclisse, dunque, testimoniava come il lupo stesse davvero per inghiottire per sempre il sole, condannando gli uomini alla notte eterna. Di fronte a tutto questo, e con la paura nei cuori, le genti nordiche inneggiavano grida e percuotevano scudi e lance, affinché il lupo si spaventasse e lasciasse libera la dea del sole. Un modo spettacolare non soltanto di affrontare il terrore comune, ma anche di focalizzare le risorse di un popolo per aumentare la propria sicurezza; in fondo gli uomini erano sempre riusciti a scacciare il dio lupo! Un mito simile era presente in Cina, dove il sole era rincorso da un drago e ove la parola impiegata per descrivere l’eclissi, shih, letteralmente significa anche mangiare.


Ora noi sappiamo che si tratta “solo” di un fenomeno naturale, dovuto all’allineamento astronomico della luna che si frappone tra la terra e il sole. Tuttavia, la giustificazione meccanica di come l’eclissi avvenga non dice molto di ciò che può significare.


L’eccezionalità delle eclissi solari hanno radicato nella cultura umana l’idea che queste attengano comunque a un qualche genere di frattura nell’equilibrio cosmico.


Ad esempio, gli abitanti del Togo credono che quando si verifica una eclissi solare ciò avviene perché il sole e la luna litigano; allora la gente prega e li incoraggia a fare pace, cosicché da ristabilire l’ordine naturale. Quest’ultima tradizione è molto interessante perché introduce l’idea che l’eclissi costituisca non soltanto un momento di crisi (il buio innaturale), ma anche l’occasione per giungere a una chiarificazione (il ritorno della luce). Su questa stessa idea si sono mossi i pensieri dei mistici e degli esoterici di molte culture e religioni che vedono in questo fenomeno astronomico un forte richiamo alla dimensione trascendente, allo scopo di abbandonare, infine, l’ingannevole apparenza della quotidianità per accedere con maggiore consapevolezza alla coscienza di sé e del proprio posto nell’universo.


L’oscurità, luogo archetipo di ogni nostra paura, si offre a noi durante l’eclissi in modo naturale – perché appunto per mezzo di un evento astronomico – e crea lo spazio spirituale per aprire un collegamento con quei luoghi in genere obnubilati dalla luce. Si tratta di luoghi interiori, che la nostra consapevolezza stenta talora a sondare, anche perché spesso non sono di nostro gradimento.


Al pari delle paure, che istintivamente allontaniamo, possiamo allora trovare beneficio in eventi di questo (e altro tipo) che invece ci avvicino al nostro lato oscuro, offrendo un portale temporaneo – e quindi sicuro – verso parti di noi stessi spesso ignorate.


Giungere alla vera consapevolezza di sé implica sondare anche le parti a noi più invise, quelle dominate dalla sfera emotiva e, per questo, meno controllabili. Anzi, la vera consapevolezza non sta nell’annullamento di esse, della nostra parte oscura, ma – come magnificamente espresso graficamente dal segno del Tao – bensì consiste nel raggiungere la completa armonia interiore e con l’universo che ci circonda. Significa accettare i propri istinti, comprenderli per non esserne dominati, accettando tuttavia che fanno parte del nostro essere uomini e donne di questa terra.


Avvicinandoci allora al 10 giugno, quando anche in Italia sarà per pochi minuti osservabile una piccola eclissi di sole, proviamo a dedicare qualche istante per rivolgere lo sguardo al nostro interno, anziché scrutare il cielo.


Approfittiamo dell’oscurità spirituale offerta dall’eclissi e, certi che nessun altro ci potrà vedere, portiamo alla luce il nostro sé nascosto; accogliamo con amore, come ci insegna il maestro Tich Nath Han, le nostre paure; facciamo accomodare in salotto i nostri lati oscuri, mostrando loro di non temerli più e, infine, lasciandoli liberi di abbandonarci


Questo è anche l’insegnamento dell’Huna e di Ho’Oponopono; il ciclo di “Mi dispiace – Perdonami – Grazie – Ti amo”, al pari degli abitanti del Togo, aiuta ciascuno di noi a fare pace con se stessi e con gli altri, con ciò che è stato per lasciare posto a ciò che è e a ciò che potrà essere.


Guardiamo con amore verso noi stessi, senza vergogna per difetti o errori; il 10 giugno abbiamo una piccola finestra di oscurità che ci può aiutare ad osservare tutto ciò e a lasciarlo finalmente libero di andare. Saremo più leggeri, liberi e – in fin dei conti – sereni!

Michele

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