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L'uomo dalla mente costante e le azioni

arjuna

...passo tratto dalla Bhagavad Gita...


 

ARJUNA DISSE:
54) "Quali sono le caratteristiche di colui la cui mente è costante e che è intento in contemplazione? Come dovrebbe parlare, sedere, muoversi colui che è costante di mente?


 

DISSE IL SIGNORE:
55) "Quando l'uomo abbandona tutti i desideri della mente e da per sé in sé stesso si soddisfa, è chiamato costante di mente, o Partha.

56) Quegli la cui mente nei dolori non è turbata, che non ha più bramosia di piaceri, quegli da cui affetto, paura ed ira si son dipartiti, è chiamato un savio dalla mente costante.

57) Colui che da ogni lato è senza attaccamento, che qualsiasi cosa piacevole o spiacevole gli sopravvenga non prova gioia o avversione, quegli è di mente costante.
Krishna
58) E quando egli ritrae i sensi dagli oggetti del senso come la tartaruga ritira da ogni lato le membra sue, allora è di mente costante.

59) Gli oggetti del senso da un uomo astinente si ritraggono; non così il gusto di essi; ma anche il gusto da lui si diparte dopo ch'egli ha visto il Supremo.

60) O Kaunteya, gl'impetuosi sensi travolgono la mente anche dell'uomo savio che tenta dominarli.

61) Avendoli dominati tutti, alla devozione si dedichi, fissato in ME; colui che domina i sensi è di mente costante.

62) Nell'uomo che di continuo pensa agli oggetti dei sensi sorge l'attrazione per essi; dall'attrazione è prodotto il desiderio e dal desiderio insoddisfatto nasce l'ira.

63) Dall'ira procede la mancanza di discernimento; dalla mancanza di discernimento la confusione della memoria; dalla confusione della memoria la perdita del raziocinio e dalla perdita del raziocinio l'uomo è rovinato.

64) Ma quegli che ha dominio sopra di sé, muovendosi fra gli oggetti dei sensi con i sensi in freno, liberi da attrazione od avversione, consegue la tranquillità.

65) Dalla tranquillità segue la distruzione di tutti i suoi dolori, poiché la mente di colui che è tranquillo di cuore tosto diviene costante.

66) Chi non ha dominio sopra di sé non ha fermezza di mente, né vi ha contemplazione in chi non ha dominio sopra di sé; per chi non ha riflessione non vi è pace; e donde può venir la felicità a chi non ha pace?

67) Poiché la mente che obbedisce agli irrequieti sensi travolge la sua ragione, come il vento travolge una nave sulle acque.

68) Perciò, o Mahabahu, è di mente costante quegli che tutti i suoi sensi da ogni parte ritrae dagli oggetti del senso.

69) Ciò che è notte per tutti gli esseri, tempo di veglia è per l'uomo che ha dominio sopra di sé, e il tempo di veglia di tutti gli esseri è la notte del savio perspicace.

70) Ottiene pace non quegli che desidera il desiderio, ma quegli in cui tutti i desideri fluiscono nel mare, che di continuo riempito pur rimane immutato.

71) L'uomo che si è dispogliato di tutti i desideri e vive senza attaccamento, esente dell'idea di possessione, libero dall'egoismo, raggiunge la pace.
72) Questo, o Partha, è lo stato divino, dopo il conseguimento del quale niuno è deluso. Dimorando in esso anche negli estremi momenti, si raggiunge la pace di Brahman."

 

arjuna

ARJUNA DISSE:
1) "O Janardana, se a parer tuo la devozione è superiore all'azione, perché, o Kesava, a così terribile impresa mi sospingi?
2) Invero con le tue parole ambigue quasi confondi la mente mia; perciò definitivamente dimmi qual è l'unica via per cui posso ottenere la beatitudine."


DISSE IL SIGNORE:
3) "O Anagha, come da Me fu detto, vi è in questo mondo un duplice sentiero: quello dei Sankhya - per mezzo della devozione alla Sapienza -, e quello dei Yogi , - per mezzo della devozione nell'azione -,

4) Non con l'astenersi dall'azione ottiene l'uomo liberazione dall'attività, né per la sola rinunzia dell'azione ottiene la perfezione.

Krishna

5) Né alcuno, nemmeno per un istante, può rimanere inattivo, poiché tutti involontariamente, son costretti, dalle energie inerenti alla natura, a compiere una qualche azione.

6) Quell'uomo, illuso, che pur frenando gli organi dell'azione continua a pensare agli oggetti dei sensi, è chiamato un ipocrita.

7) Ma d'altra parte quegli che, frenando con la mente i propri sensi, con gli organi dell'azione si dedica alla devozione nell'azione, essendo egli senza attaccamento, è superiore agli altri, o Arjuna.

8) Fa' ciò che è prescritto, poiché l'attività è migliore dell'inattività, e neppure il sostentamento del corpo sarebbe possibile senza l'attività.
 
NOTE
 
Bhagavadgita  La Bhagavadgītā è uno dei testi più famosi e divulgati della dottrina induista ed è considerato a tutti gli effetti uno dei "testi sacri" di riferimento.
 
Arjuna Arjuna, letteralmente traducibile come "il puro", è il protagonista principale  del testo e rappresenta l'uomo che affronta dolori e difficoltà della vita materiale per elevarsi a uno stato superiore
 
Signore/Krisnha   Krisnha nella tradizione religiosa induista, è il nome di un avatara del dio Visnù e tale è considerato dalla corrente religiosa indicata come visnuismo, che considera Visnù come divinità principale, l'Essere supremo.

 
Commento In questo passo Arjuna - il simbolo dell'uomo che vuole elevarsi - interroga il suo Signore (interiore) prima di affrontare amici e parenti in battaglia, domandandosi che senso abbia la vittoria se da essa deriva il dolore per la perdita dei propri cari. Al richiamo del suo Signore, Arjuna allora lo interroga su come debba essere il comportamento di chi possa essere chiamato "costante di mente"...

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